La sostenibilità è donna! Intervista a Carotilla

Per quest’anno niente mimosa, amica! Oggi voglio festeggiare l’essere donna presentandotene una che credo sia da prendere da esempio e ti spiego il perchè!

Si chiama Camilla Mendini ma molti la conoscono come Carotilla. E’ una YouTuber che dall’Italia si è trasferita nella grande mela e da oltreoceano ci insegna a conoscere una cultura diversa, in particolar modo, negli ultimi tempi, dedicando anima e cuore ad un argomento che, come sai, ho deciso di approfondire anche io.

mammamiki carotilla fashion revolution

LA MODA SOSTENIBILE: lo sapevi che…

 

  • l’industria del tessile è al secondo posto, dopo il petrolio, in quanto fattore di inquinamento?
  • esiste una realtà dove ci sono persone che muoiono  letteramente sfruttate sul posto di lavoro senza che nessuno batta ciglio?
  • queste stesse persone contraggono malattie o nascono con malformazioni perchè l’acqua a loro disposizione proviene da fiumi inquinati dalle instustrie che tingono le nostre belle t-shirt?

pensiamoci

 

Purtroppo si tratta di circostanze che fatichiamo a comprendere poiché è sempre il “sentito dire” ma il mai “visto con i propri occhi” che ci impedisce di prendere coscienza del reale problema.

Per questo ti consiglio – ancora se non l’hai già fatto – a guardare il film-documentario “The True Cost” e poi ti aspetto qui per conoscere la tua opinione.

Ti suggerisco anche di dare un’occhiata al rapporto di GreenPeace chiamato “Panni Sporchi” nel quale viene analizzato l’inquinamento dei fiumi cinesi. Le analisi parlano chiaro: il 70% delle loro risorse idriche è pieno zeppo di sostanze chimiche pericolosissime sia per l’uomo che per l’ambiente, sostanze tutte vietate dall’Unione Europea!

Con queste premesse, un primo passo verso un importante presa di coscienza puo’ essere quello di informarsi. Camilla, con i suoi video e spero anche con questa intervista, puo aiutarci davvero tantissimo.

 

M: Benvenuta Camilla! Ti ringrazio davvero molto di aver accettato il mio invito per questa intervista. Per me, come per molti altri, sei diventata un punto di riferimento e credo che le tue parole saranno fondamentali per chi ancora avesse delle remore nei confronti di questo tema.

C: Ciao e grazie mille per lo spazio che stai dando ad un tema tanto delicato quanto importante.

Abbiamo entrambe visto il documentario “The True Cost” ed io personalmente, appena terminato, sono corsa a controllare le etichette nel mio armadio. Qual’è stata invece la tua prima reazione? Quella che poi ti ha portato ad intraprendere questa battaglia?

C: La mia prima reazione è stata di sconforto e di senso di colpa. Mi sono sentita complice involontaria di uno dei più grandi orrori moderni: la moda creata per farti sentire non più alla moda nel giro di pochi mesi, la moda creta con materiali di scarsa qualità e a basso prezzo, la moda che fa produrre i suoi capi senza vergogna a migliaia di schiavi lavoratori, la moda che usa petrolati e sostanze chimiche altamente tossiche ma non lo dice.

La moda di tutti i giorni, insomma, quella che tutti in realtà amiamo perché propone vestiti contemporanei, adatti a gusti differenti e soprattutto low cost!

M: Cerchiamo di diffondere il messaggio che una moda sostenibile sia concepibile ed economicamente possibile. Ma come possiamo essere sicure di ciò che compriamo nei negozi? E poi, esistono in Italia catene di negozi fisici (non on-line) dove si possano trovare capi d’abbigliamento realizzati in questa ottica?

C: Quando si parla di moda sostenibile bisogna prima di tutto decidere di comprare meno e meglio. Comprare sostenibile vuol dire spendere i propri soldi investendo in capi di qualità, duraturi e che effettivamente ci servono.

Il fenomeno della sotenibilità si sta diffondendo sempre più e, se da un lato il consumatore è più consapevole, dall’altro deve fare ancora più attenzione perché molti brand fanno la corsa a definirsi “sostenibili” e “green” pur di accapararsi una fetta di mercato in enorme crescita.

La sostenibilità deve essere tracciabile in tutto il processo produttivo: dalla scelta di materiali naturali e preferibilmente biologici oppure materiali riciclati, alla produzione nel rispetto dei diritti umani dei lavoratori coinvolti (si parla di una paga adeguata, del numero di ore di lavoro, delle condizioni igieniche e struttarali degli edifici in cui avviene la produzione, etc), all’uso di coloranti naturali oppure Azo Free, fino alla creazione di un packaging, etc.

Ma essere sostenibili vuole anche dire comprare usato, di seconda mano, vintage oppure scambiarsi i vestiti con amiche o all’interno di swap parties. Ci sono molte alternative vere alla fast fashion e nascono sempre più negozi che rivendono prodotti creati a mano da artigiane in tutta Italia (a Bologna ad esempio c’è Diorama Boutique, a Milano c’è Red Room Store, a Bergamo c’è Nami, etc.)

M: Comprare handmade è sicuramente la scelta più sostenibile che si possa fare. Se si ha la fortuna di avere qualche sartoria vicino a casa il problema è risolto velocemente; noto che l’ostacolo principale legato all’acquisto di capi di abbigliamento on-line è legato alla vestibilità del capo. Come ci starà poi addosso quel paio di pantaloni? Hai qualche dritta da darci per non incorrere in acquisti sbagliati?

C: Sicuramente comprare online porta ancora con sè il dubbio della taglia e della vestibilità. Molte volte sui siti ci sono però tabelle dettagliate per capire esattamente che taglia comprare e, se invece si vuole comrpare da un artigiano che produce i capi a mano, basterà accordarsi sulle misure prima di confezionare il vestito oppure chiedere quale taglia sia la migliore per noi.

Una sicurezza in più la si può avere andando nei numerosi mercati dell’handmade che vengono organizzati in tutta Italia e che permettono di conoscere centinaia di artigiani, dove c’è la possibilità di indossare i capi prima dell’acquisto.

 

mammamiki carotilla fashion revolution

 

M: Lavoro in ufficio in pieno centro città dove le vetrine delle catene di fast fashion si susseguono una dietro l’altra.

Quando osservo tutte quelle persone entrarne ed uscirne con i sacchetti pieni mi verrebbe voglia di spiegare loro qualcosa di più circa i loro acquisti ma contemporaneamente mi rendo conto che non sarebbe un comportamento appropriato. Tu, con il tuo canale YouTube riesci a raggiungere davvero molte persone; noi cosa potremmo fare nel nostro piccolo?

C: Nel nostro quotidiano la cosa migliore che possiamo fare è informarci, in modo da riuscire a trovare alternative adatte ai nostri gusti e al nostro portafogli, che siano sostenibili.

E parlarne: agli amici, ai famigliari e far capire loro che la moda sostenibile non è qualcosa di lontano, inaccessibile e noioso, ma è una realtà vicina che merita di essere scoperta. Inoltre si possono organizzare swap party con le amiche, cercando di allargare il giro di partecipanti, in modo da rinnovare l’armadio senza spendere dei soldi!

M: Comprare meno e comprare meglio: questo ormai credo sia un concetto ben chiaro. Meglio un capo classico utilizzabile per più stagioni piuttosto che inseguire la moda e stancarci dopo pochi mesi. 

C: Questa è sicuramente una regola d’oro, anche se non vorrei che passasse il messaggio che per essere sostenibili ci si debba per forza vestire con tonalità neutre e vestiti minimal o tagli classici. Il mio armadio è coloratissimo ed eccentrico, abbino fantasie e colori diversi tra loro, spesso indosso vestiti vintage o di seconda mano scovati in mercatini, che rendono i mei outfit unici e per nulla noiosi.

Direi che la regola più importante per iniziare ad avere un guardaroba sostenibile è capire cosa ci piace indossare, quali tagli indossiamo meglio e ci donano maggiormente e dare spazio alla fantasia e al divertimento, perché è fondamentale che i nostri acquisti ci piacciano, in modo che possiamo veramente indossarli per molto tempo.

M: Tu però, come me e tante mamme che leggono il mio blog, hai due bambini piccoli e loro, si sa, crescono velocemente. E’ inevitabile quindi che il più delle volte ci si orienti verso capi piu economici partendo dal presupposto che tanto li useranno poco. Cosa ne pensi? Esistono brand che ci permettano di fare acquisti piu attenti anche per loro, senza che inevitabilmente il nostro portafoglio ne risenta troppo?

C: Per i miei bambini scelgo spesso capi usati, da quando sono piccoli. Non tutto il guardaroba è di seconda mano, ma devo dire di non essendo una mamma che sente la necessità di vestire i propri figli particolarmente alla moda o comunque in maniera più formale, non ho difficoltà a trovare capi, anche usati, che stiano loro bene. Anche io sono cresciuta con i vestiti delle mie cugine più grandi e ho donato i vestiti dei miei bimbi ad amiche e conoscenti.

M: Cambio stagionale dell’armadio alle porte: ci sveleresti qualche trucchetto strategico per evitare la classica corsa agli acquisti, attratti dal canto delle sirene dei vari brand low cost che indubbiamente in fatto di marketing la sanno lunga? 

C: Il trucchetto più grande che seguo da sempre è proprio non fare un vero e proprio cambio armadio stagionale. Ovviamente i capi molto pesanti andranno messi da parte, con la primavera, ma avere un armadio che ti permette di vestirti a strati indossando tutto l’anno alcuni capi base, è proprio uno dei modi per avere un guardaroba sostenibile.

Per chi invece non ha ancora un guardaroba sostenibile ma vorrebbe iniziare a percorrere questa strada, il cambio armadio stagionale è sicuramente il momento migliore. Permette infatti di selezionare i capi più amati e più indossati della stagione e capire i propri gusti e le proprie inclinazioni estetiche: quali colori e forme si sono indossate di più? Quali capi invece non ho mai messo?

Rispondendo a queste domande, riusciremo ad eliminare i vestiti che non fanno per noi e, allo stesso tempo, focalizzare i nuovi acquisti su forme, colori e tessuti che invece preferiamo.

Ultimo trucco: vestirsi di tessuti adatti alla stagione: lana in inverno (e non tessuti misti di cotone e fibre sintetiche che non scaldano e fanno solo sudare) e cotone, lino, canapa in estate, che permettono alla pelle di traspirare e donano una sensazione di freschezza anche nei giorni più caldi.

M: In relazione alle tue “colleghe di social“, influencer e blogger varie, ti sarai di certo accorta che molto spesso vige un comportamento poco coerente dalla serie “predico bene ma razzolo male”. Le sentiamo parlare di ecosostenibilità, di prodotti cruelty free, di handmade e made in Italy a cui poi segue il classico video haul post-shopping da Zara o H&M.

Hai mai sentito l’esigenza di un confronto con loro per cercare di raggiungere un pubblico diverso e coinvolgerle in un progetto comune?

C: Non so bene a cosa e chi ti riferisci, anche se quello descritto mi pare un comportamento legato più al voler cavalcare un trend che finalmente si sta diffondendo, senza comprenderlo fino in findo e volendo solo raccogliere consenso. Non ho mai guardato di cosa parlano le altre influencer italiane, perché penso che in Italia non si sia ancora diffusa una coscienza, da parte di blogger e socialite, degno di nota.

M: Stiamo festeggiando le donne.. qual’è il tuo augurio speciale?

C: Il mio augurio per le donne è quello di pensare con la propria testa ed essere persone coscienti delle proprie scelte, qualsiasi esse siano. Siamo le principali consumatrici di moda e prodotti di bellezza: iniziamo anche a chiederci cosa c’è dietro il vestito o la crema che tanto desideriamo. Non c’è niente di più affascinante di una donna che unisce la sua femminilità a scelte ragionate e non dettate da impulsi indotti dall’esterno.

Grazie Camilla! Buon lavoro ed in bocca al lupi per tutti i tuoi progetti!

Miki

 

Se non conoscevi Camilla e non avevi mai sentito parlare di moda sostenibile ti lascio questo video, guardalo tutto, poi, se ti va, fammi sapere che ne pensi!

 

 

2 pensieri su “La sostenibilità è donna! Intervista a Carotilla

  1. Bellissima intervista.
    Pensa che ho resistito al richiamo di Netflix fin quando non ho sentito Camilla parlare di “The true cost” e da lì mi sono abbonata solo per vederlo (ora ne sono quasi dipendente , ma questa è un’altra storia….)
    Condivido al 100% l’importanza di iniziare ad avere uno stile di vita sostenibile.

    Grazie per gli spunti di riflessione e le dritte.

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